“O Sardu si ses Sardu e si ses bonu, semper sa limba tua apas presente”
Remundu Piras
La lingua sarda rappresenta un patrimonio linguistico e culturale di inestimabile valore. Appartenente alle lingue romanze del ramo indoeuropeo, si distingue nettamente dagli altri idiomi neolatini, come l’italiano, il francese e lo spagnolo. Studi linguistici approfonditi hanno confermato l’autonomia del sardo rispetto ai sistemi dialettali di area italica, gallica e iberica, rendendolo una lingua a sé stante nel panorama linguistico europeo. Questa peculiarità è evidente sia per i parlanti nativi che per i linguisti di tutto il mondo, che ne riconoscono le radici profonde e le caratteristiche uniche. Il sardo si è evoluto nel corso dei secoli, mantenendo elementi lessicali e fonetici che risalgono al latino volgare, influenzato da successive dominazioni e contaminazioni culturali, rendendolo una lingua viva e ricca di sfumature.
Il gallurese è la lingua minoritaria piú parlata nella regione storica della Gallura e di alcuni comuni dell’Anglona. In particolare è la piú parlata nei comuni di Aggius, Aglientu, Arzachena, Badesi, Bortigiadas, Calangianus, Erula, Loiri – Porto San Paolo, Luogosanto, Palau, Santa Maria Coghinas, Sant’Antonio di Gallura, Santa Teresa Gallura, San Teodoro, Telti, Tempio Pausania, Trinità d’Agultu e Vignola, Valledoria, Viddalba. È molto conosciuta e parlata anche nei comuni prevalentemente sardofoni di Budoni, Luras e Olbia. Infine, si parla anche in alcune località dell’agro dei comuni sardofoni di Bulzi, Chiaramonti, Perfugas, Tula, Oschiri, Berchidda, Monti e Padru.
Non si conosce esattamente il numero dei parlanti nativi (cioè delle persone che lo hanno imparato come prima lingua), ma si può stimare che si aggiri intorno ai 50 mila individui. Tuttavia, se si include chi lo parla come seconda lingua e chi ne ha una conoscenza almeno passiva, si può arrivare alle 100 mila persone. La situazione sociolinguistica del gallurese è infatti quella di una “lingua minorizzata”, o “dialetto”, che si tramanda perlopiú oralmente e viene usata quasi soltanto nei contesti informali, anche se non mancano iniziative di valorizzazione ed esperimenti di rinnovamento della lingua.
L’origine della lingua gallurese è un tema che ha sempre interessato i linguisti e gli appassionati. La teoria attualmente piú solida e accreditata è quella che descrive il gallurese come una lingua nata non direttamente dal latino, ma dal contatto linguistico tra genti còrse e sarde durante i secoli e in particolare negli ultimi due secoli del medioevo. Alcuni indizi, infatti, portano a pensare che prima anche in Gallura si parlasse una varietà del sardo. Tuttavia non ci sono prove certe, per cui il dibattito è ancora aperto.
Anche la classificazione linguistica del gallurese è dibattuta. È proprio la sua natura di “lingua ponte” che rende problematica l’attribuzione al sardo o al còrso. Per risolvere questa incertezza, da circa un secolo si usa classificare il gallurese come lingua “sardo-corsa” o “corso-sarda”, un’etichetta che include anche il turritano, il maddalenino, il castellanese e il sedinese. Se si allarga lo “zoom”, però, siccome il sardo costituisce una famiglia linguistica a sé stante tra le lingue romanze mentre il còrso è classificato come lingua italo-romanza, si pone il problema di classificare il gallurese nella famiglia sardo-romanza o italo-romanza. Viste le sue caratteristiche, i linguisti propendono di piú per includerlo nel gruppo italo-romanzo.
Anche per questo motivo la legge italiana n. 482 del 1999 sulle lingue minoritarie tutela il sardo e il catalano di Alghero, ma non le varietà italo-romanze del gallurese, del turritano e del tabarchino. La Regione Autonoma della Sardegna ha però adottato un principio di solidarietà tra le comunità linguistiche, includendo tutte le cinque lingue dell’isola nella legge regionale di tutela, la n. 22 del 2018. In questo modo, anche il gallurese può godere delle misure regionali e statali di salvaguardia e promozione del plurilinguismo.
Proprio grazie alla legge regionale, dal 30 aprile 2024 il gallurese ha una propria convenzione ortografica che consente l’uso scritto standardizzato di tutte le varietà locali e anche del maddalenino e del castellanese/sedinese. Il gallurese, come tutte le lingue minorizzate, ha infatti bisogno di strumenti legislativi, tecnici e finanziari che frenino la sua erosione e la consolidino come lingua storica della Gallura e dei galluresi. Una lingua che per la sua storia, letteratura e diversità merita di essere conservata, tramandata ed estesa anche ai temi e ai mezzi attuali di comunicazione.
L’Istituto Chircas, con i suoi sportelli linguistici, i corsi di formazione, i laboratori scolastici e le tante iniziative culturali nel territorio, dal 2021 è in prima linea nel processo di rivitalizzazione del gallurese. In questa missione, l’Istituto si avvale di giovani operatori e formatori galluresi preparati e appassionati, uniti nella visione di una “lingua viva” che tramandi i valori e le conoscenze della tradizione e li faccia dialogare con le esigenze e le sfide dell’attualità.
Il sardo è una lingua romanza o neolatina, ovvero derivante dal latino volgare, appartenente al ramo indoeuropeo. Per via delle caratteristiche morfosintattiche, lessicali e fonetiche è considerata una lingua con un suo diasistema, al pari delle altre lingue romanze come il francese, l'italiano, lo spagnolo ed altri. Sebbene la base lessicale sia quindi in massima misura di origine latina, il sardo conserva tuttavia diverse testimonianze nel sostrato dei contatti linguistici con altre popolazioni entrate in contatto con il territorio sardo, ad esempio il basco, il fenicio e anche l'arabo. Sono emersi numerosi etimi (la forma più antica, documentata o ricostruita, cui si possa risalire percorrendo a ritroso la storia di una parola) protosardi e, in misura minore, anche punici soprattutto toponimi, che in Sardegna si sarebbero preservati in percentuale maggiore rispetto al resto dell'Europa latina.
Nella sua storia culturale e territoriale a causa dell'eterogenea romanizzazione dell'isola, della differenziazione territoriale e demografica e degli influssi subiti si ha una diversificazione linguistica. Essendo mancata una fase di unitarietà non è mai emersa una varietà sovraordinata che potesse essere elevata a lingua tetto o a varietà standard. Questo ha contribuito alla molteplicità, ricchezza, conservatività e arcaicità della lingua. È possibile distinguere due macrovarietà: quella settentrionale o di “Cabu de susu” ovvero logudorese e quella meridionale di “Cabu de suta” il campidanese. Esistono però numerose varietà come quella centro-settentrionale il nuorese e anche quelle definite di transizione, o “de Mesanía” (es. arborense, barbaricino meridionale, ogliastrino, ecc.). Tale ripartizione è messa in evidenza dalle principali isoglosse, che dimostrano tratti ben distinti in particolare tra le due macrovarietà e il nuorese ed altri tratti in comune tra tutte.
Le prime ricerche sulla linguistica sarda sono iniziate nel XVI secolo con l’avvocato cagliaritano Sigismondo Arquer e proseguite fino ai nostri giorni attraverso i secoli con famosi linguisti quali: Gerolamo Araolla, Matteo Madao, il Can. Giovanni Spano. Ma è grazie alle ricerche scientifiche del tedesco Max Leopold Wagner (1880-1962) e a seguire del sardo Massimo Pittau (1921-2019) e del catalano Eduardo Blasco Ferrer (1957-2017), Maurizio Virdis, Giulio Paulis, che giungiamo a conoscere meglio le caratteristiche della lingua sarda odierna con strumenti e opere scientifiche.
I primi documenti ufficiali in lingua sarda sono medievali, tra i più importanti e antichi abbiamo le Carte campidanesi dell'undicesimo secolo; il Privilegio Logudorese, concessione di Mariano di Torres ai Pisani risalente al 1080-1085, la Carta de Logu promulgata da Eleonora d'Arborea nel quattordicesimo secolo; i Condaghes, ossia i registri con gli atti che attestano i negozi giuridici.
La dominazione Catalana prima e Spagnola poi, durata oltre 350 anni, ha avuto notevole influenza sulla lingua sarda. L'uso del catalano è proseguito anche dopo l'unificazione delle Corone d'Aragona e di Castiglia, e lo spagnolo, ovverosia il castigliano, come lingua ufficiale, soppiantò il catalano solo all'inizio del diciottesimo secolo, e fu usato negli atti pubblici fino al 1780 e oltre.
Il diciottesimo secolo segna il passaggio della Sardegna al Dominio piemontese e per la prima metà del secolo permane una situazione bilingue. Con l'unità d'Italia, dopo il 1861, la Lingua italiana diventa sempre più ufficiale, pur convivendo ancora con il sardo che resta comunque ancora assai diffuso, sia nei ceti umili che in quelli della borghesia. A partire dal Novecento l'uso dell'italiano si diffonde, fino ad arrivare, in periodo fascista, alla proibizione assoluta dell'uso del sardo e ad una politica di italianizzazione forzata.
Il proibizionismo dell’utilizzo scritto della lingua sarda è giunto a conclusione nel 1999 quando lo Stato italiano ha approvato le prime leggi storiche per la tutela del sardo. La legge n.482 del 15 dicembre 1999 prevede misure di tutela e valorizzazione della lingua sarda e del catalano nelle scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana, uso da parte degli organi di Comuni, Comunità Montane, Province e Regione, pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando l'esclusivo valore legale della versione italiana. Rimasero fuori da questa legge il Gallurese, il Turritano e il Tabarchino considerate varianti italo-romanze e dunque dialetti di origine italiane. La Regione Autonoma della Sardegna ha però adottato un principio di solidarietà tra le comunità linguistiche, includendo tutte le cinque lingue dell’isola nella legge regionale di tutela, la n.22 del 2018. In questo modo, anche il gallurese, il turritano e il tabarchino possono godere delle misure regionali e statali di salvaguardia e promozione del plurilinguismo.
La Limba Sarda Comuna ossia L.S.C. è una definizione scritta delle caratteristiche grammaticali e ortografiche della lingua sarda. La “Limba Sarda Comuna” è stata adottata, sia pure solo sperimentalmente, dalla regione Autonoma della Sardegna con la delibera regionale n.16/14 del 18 aprile 2006, col titolo “Limba Sarda Comuna Norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell'Amministrazione regionale”, come lingua ufficiale per gli atti e i documenti emessi in uscita, con carattere quindi di ufficialità, dalla regione Sardegna. Viene data facoltà ai cittadini di scrivere all'Ente nella propria varietà linguistica, ed è stato istituito lo sportello linguistico regionale denominato “Ufìtziu de sa Limba Sarda”. La Limba Sarda Comuna è naturale per il 92,8 per cento, è in posizione mediana rispetto a tutti i dialetti del sardo.
L’Istituto Chircas, si avvale per i suoi sportelli linguistici e per tutte le attività eseguite, di operatori preparati e dotati di Certificazione sperimentale di Lingua Sarda livello C1, per la prima volta secondo gli standard QCER (Quadro Comune Europeo di Riferimento delle Lingue). Questo assicura risultati di notevole professionalità nei corsi di formazione, nei laboratori scolastici e in tutte le iniziative culturali effettuate nel territorio, con un occhio rivolto alla conservazione delle tradizioni, ma con lo sguardo aperto al mondo del presente e del futuro, affinché la lingua sarda possa essere utilizzata a tutti i livelli e in tutti i campi della società.